
Una curiosa storia che non tutti forse conoscono, è quella del cappotto cagliaritano, per il quale nell'800 ci fu persino una causa civile tra i cappottari cagliaritani ed i greci stabilitisi nella città. A raccontarci questa storia è Marinella Staico una delle talentuose stiliste della nostra isola nonché erede proprio di quei sarti greci che qualche secolo fa sbarcarono in Sardegna.
"Fin da piccola sentivo raccontare che gli Staico, cognome di origine greca vennero qui in Sardegna alla fine dell’ottocento e importarono una nuova moda quella che poi è diventata una tradizione in Sardegna “ Un Cappotto”, che qui all’epoca non veniva prodotto, rimasi sempre affascinata da questa storia e man mano che crescevo la mia passione per il cucito e realizzare abiti mi portava ad applicarmi e studiare per perfezionare uno dei mestieri più antichi, il mestiere del sarto.
Solo pochi anni fa venni a conoscenza che la storia aveva delle solide fondamenta, infatti nel 1993 alcuni Storici tra cui Carlo Pillai e Stefano Pira ritennero che la storia del vestiario e del costume di Sardegna (alla fine dell’ottocento) di quell’epoca fosse merito di approfondimento e che l’arrivo di una comunità di circa 20 greci nella citta di Cagliari (i primi 3 o 4 greci intorno al 1775), sia da collegare a un fatto di grossa rilevanza sociale, ossia il diffondersi nell’isola, come parallelamente in altre diverse zone del mediterraneo, dell’usanza di portare nella stagione fredda soprabiti importati dalla penisola Balcanica. Il fenomeno assunse una portata vistosa in tutto il campidano di Cagliari con l’introduzione del così detto “Cappotto Sereniccu”, un tipo di capotto color Castagna o caffe realizzato con un panno di lana, con cappuccio e con una fodera interna morbida simile al velluto era realizzato con un tessuto dal nome pilurzus. Esso è diventato elemento fondamentale nel costume maschile campidanese in particolare nel costume di Quartu S’Elena. Occorre precisare che era usato solo dalle persone facoltose, mentre i poveri si limitavano a portare su saccunieddu, e la classe media su gabbanu ambedue capotti in orbace.
Su Sereniccu divenne il cappotto più usato a Cagliari, come in Grecia, dai notai e dalla gente agiata e dai ricchi proprietari terreni: l’elegante cappottino era senza dubbio il più diffuso nei paesi campidanesi.
Una piccola colonia di sarti greci residenti a Cagliari nel quartiere della Marina e in Sa Costa (l’attuale via Manno) iniziò una produzione locale, ed al tempo Alberto Lamarmora attento osservatore delle cose sarde, ne fece derivare il nome dal Levante luogo di origine del manufatto.
Il cappotto Sereniccu vide diversi studiosi occuparsi dell’ argomento, partendo da L’Alziator, e passando per Luciano Baldassare e De Gregory tutti con la tesi che arrivava da Salonicco, persino Wagner se ne interessò, supponendo che arrivasse dalla Spagna.
Ma la tesi di Lamarmora, poi ripresa dall’Alziator (scrittore sardo dell’epoca) e del resto accolta dalla maggior parte degli studiosi che ebbero ad occuparsi dell’argomento, nelle fonti documentabili presso l’Archivio di Stato di Cagliari si è rivelata piuttosto consistente dovuto alla causa civile del 1825 che vide contrapporsi da una parte il Gremio dei sartori della citta di Cagliari e dall’altra una nutria schiera di imprenditori greci tutti definiti cappottari.
In un elenco allora appositamente redato appaiono 20 greci 13 dei quali risultano artigiani e commercianti domiciliati a Sa Costa, oggi via Manno.
Tra questi vi fu Anastasio Staico il quale in base anche alle deposizioni di due teste, un certo Antonio Ignazio Cau e Giuseppe Madeddu di Busachi, venne accertato come figlio del primo dei greci che si stabilirono a Cagliari e vi piantò bottega. Il padre di Anastasio Staico, infatti, nell’anno 1775 per la prima volta introdusse la lavorazione dei Sereniccu, dato che anticamente non se ne conoscevano a Cagliari se non importati “ossia belli e fatti dai Maltesi”.
Fini con la vittoria dei greci capottari, sentenza emessa dalla Reale Udienza , la massima magistratura dell’Isola in data dell‘8/11/1826 che li assolveva dall’accusa di esercizio abusivo della professione e nasceva in un nuovo clima sociale e culturale, la fine di un epoca e di un monopolio del Gremio dei Sartori Cagliaritani durato ben 400 anni fin dall’epoca sabauda , la causa si presenta per gli studiosi delle tradizioni popolari, precisa e attendibile per la ricostruzione storica completa dell’introduzione di un importante capo di abbigliamento dei sardi dell’ottocento.
Gli Staico, famiglia di origini greca, hanno trovato nel modo tradizionale di vita e nel fondo stesso dell’anima popolare dei sardi, inaspettate analogie con la loro terra, alcuni discendenti di cognomi come Staico e Sulliotti sono ancora ben presenti nella città di Cagliari, segno tangibile che la presenza greca non è effimera, infatti attualmente ritengo di aver ereditato dai miei antenati un arte che non si è tramandata nelle generazioni precedenti ma nella quarta generazione degli Staico ha trovato un erede che farà, in memoria di questa storia documentata, rivivere rivisitando in chiave moderna nella prossima collezione dell’Atelier Marinella Staico alcuni capi di “CappottoSereniccu.”

