Miniera di Capo Becco

La miniera di Capo Becco, é situata sull'isola di San Pietro, nel comune di Carloforte

L'attività estrattiva vide la luce nel 1873 quando venne affidata la concessione a un certo Pietro Chareyze, che cominciò alla costruzione delle strutture per l'estrazione del manganese, ma andò avanti con l'estrazione solo per pochi anni. Nel 1877 infatti, cedette la concessione ad Edmondo Piot, che già controllava la vicina miniera di Capo Rosso, e che decise di costruire gli impianti per la lavorazione del prodotto estratto in modo da inviare in Francia, e più precisamente a Marsiglia, il prodotto già rielaborato. Ma questa soluzione divenne ben presto inefficace, così che fu costretto a limitarsi ad estrarre il minerale ed inviarlo allo stato grezzo a Marsiglia dove sarebbe stato poi lavorato, con la conseguente impennata dei costi di trasporto. Il materiale veniva esportato attraverso delle chiatte ormeggiate nei pressi del Golfo del Becco, che si dirigevano verso il porto di Carloforte e venivano poi imbarcate verso le altre destinazioni.

Nel 1894 Piot fallì, ed i diritti di concessione sulla miniera, passarono prima ad Alberto Chapelle e poi alla ricca famiglia Bellegrandi, che diede un nuovo significativo impulso all'attività estrattiva, ammodernando gli impianti e costruendo un piccolo villaggio nei pressi della miniera, per i lavoratori e le loro famiglie. 

Ben presto la miniera assunse un valore significativo per l'economia dell'isola, e venne incrementata ed ammodernata anche l'attività della miniera di Capo Becco, ove la stessa famiglia fece costruire un impianto per il trattamento delle ocre. 

Nel 1921 i diritti sulle miniere cambiarono ancora mano, e divennero proprietà della cosìddetta Compagnia Mineraria di Capo Rosso, con sede in Roma, che provò a dare nuova linfa all'estrazione, ma con risultati non del tutto soddisfacenti. 

Una ripresa dell'attività si ebbe a partire dagli anni 30, quando la miniera passò sotto il controllo della Kassel, poi sotto controllo fascista (con l'AMMI, Azienda Minerali Metallici Italiani), e poi nuovamente alla Kassel, che la rilevò nel 1950 per cederla poco dopo ad uno dei suoi dipendenti che la mandò avanti, a ritmi estrattivi piuttosto contenuti, sino alla definitiva chiusura avvenuta nel 1977

Ancora oggi, le infrastrutture costruite nel corso del secolo di attività della miniera sono visibili seppur non tutte siano rimaste in condizioni ottimali. Alcune gallerie d'ingresso alla miniera sono crollate, ma il piccolo villaggio dei minatori e gli alti forni, sono ancora in piedi e fieri, caratterizzati da un colore chiaro e con la trama dei mattoni ben visibile. Anche la teleferica, che serviva per il trasporto dei minerali, é ancora visibile, così come giace a pochi metri dalla costa a picco sul mare, il vecchio generatore di corrente abbandonato. E' un sito pieno di angoli interessanti, immerso nella natura selvaggia dell'isola di San Pietro


Come arrivare:
da Carloforte procedere sulla Strada Provinciale 104 in direzione di Capo Sandalo e del Faro. dopo circa 5 kilometri, sulla sinistra incontrerete una strada sterrata in cui girare, e che dovrete percorrere per intero per arrivare al sito minerario.

Dove dormire:

Casa Calypso B&B Prenota
Località Spalmatore snc, 09014 Carloforte, Italia