Un bès – Antonio Ligabue

Data evento: 
Dal 24-Gennaio-2015 al 25-Gennaio-2015

Teatro Massimo 24 e 25 gennaio

Sabato, 24 Gennaio, 2015 - ore 21:00
Domenica, 25 Gennaio, 2015 - ore 19:00

UN BES - ANTONIO LIGABUE

di e con Mario Perrotta

Produzione: Teatro dell’Argine

di e con: Mario Perrotta

Collaborazione alla regia Paola Rascioli
collaborazione alla ricerca Riccardo Paterlini
organizzazione Stefano Salerno

PREMIO UBU 2013 A MARIO PERROTTA COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

RICONOSCIMENTO ONORIFICO 2015 DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Mario Perrotta, già cofondatore del Teatro dell’Argine, interprete e autore caratterizzato da una vita artistica intensa e multiforme, propone al Teatro Stabile Sardegna - Teatro Massimo, la prima parte della trilogia teatrale dedicata al pittore Antonio Ligabue.

Il Progetto Ligabue che ha ottenuto il riconoscimento onorifico di Anniversario di interesse nazionale 2015 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ruota intorno alla figura di Antonio Ligabue e al suo rapporto con i luoghi che segnarono la sua esistenza e la sua creazione artistica: la Svizzera, dove nacque e visse fino ai diciotto anni; il territorio di Gualtieri (RE), sulle rive del Po, e le sponde reggiane e mantovane dello stesso fiume, dove produsse gran parte dei suoi quadri e delle sue sculture.

Mario Perrotta è una delle figure più interessanti del panorama teatrale italiano contemporaneo. Conosciuto a livello nazionale ed internazionale per il suo lavoro di Teatro Civile, ha raggiunto la notorietà grazie al monologo teatrale “Italiani Cincali”, dedicato agli italiani minatori in Belgio. Dopo essere passato in tournée da Gualtieri, si è “innamorato” del paese e della figura di Ligabue e a lui ha deciso di dedicare il suo lavoro dei prossimi tre anni.


"Un bès... Dam un bès, uno solo! Che un giorno diventerà tutto splendido. Per me e per voi"

Provo a chiudere gli occhi e immagino: io, così come sono, con i miei 40 passati, con la mia vita -­ quella che so di avere vissuto -­ ma senza un bacio, Neanche uno. Mai. Senza che le mie labbra ne abbiano incontrate altre, anche solo sfiorate. Senza tutto il resto che è comunione di carne e di spirito, senza neanche una carezza. Mai. E allora mi vedo -­ io, così come sono -­ scendere per strada a elemosinarlo quel bacio, da chiunque, purché accada. Ecco, questo m'interessa oggi di Antonio Ligabue: la sua solitudine, il suo stare al margine, anzi, oltre il margine -­ oltre il confine -­ là dove un bacio è un sogno, un'implorare senza risposte che dura da tutta una vita. Voglio avere a che fare con l'uomo Antonio Ligabue, con il Toni, lo scemo del paese. Mi attrae e mi spiazza la coscienza che aveva di essere un rifiuto dell'umanità e, al contempo, un artista, perché questo doppio sentire gli lacerava l'anima: l'artista sapeva di meritarlo un bacio, ma il pazzo intanto lo elemosinava.

Voglio stare anch'io sul confine e guardare gli altri. E, sempre sul confine, chiedermi qual è dentro e qual è fuori.

Primo di tre movimenti che ruotano intorno alla figura di Antonio Ligabue e al suo rapporto con i luoghi che segnarono la sua esistenza e la sua creazione artistica: la Svizzera, dove nacque e visse fino ai 18 anni; il territorio di Gualtieri (RE), sulle rive del Po; le sponde reggiane e mantovane dello stesso fiume Po, dove produsse gran parte dei suoi quadri e delle sue sculture. Il racconto del conflitto a tre tra lo “svizzero” Antonio Ligabue, il suo paesaggio interiore e il paese di Gualtieri sulle rive del Po. Ma indagare Ligabue significa soprattutto indagare il rapporto di una comunità con lo “scemo del paese”, da tutti temuto e tenuto a margine e accettare lo spostamento che provoca una nuova visione delle cose, una visione “folle”, che mette a rischio gli equilibri di chi osserva, costringendolo a porsi la classica domanda: chi è il pazzo? Una riflessione sulla solitudine dell’uomo Ligabue, sul suo stare al margine, anzi, oltre il confine. Sulla lacerazione di un’anima consapevole di essere un rifiuto della società e al contempo un artista.

 

EVENTI PROMOZIONALI

Come di consueto allo spettacolo sono affiancate le attività collaterali ad ingresso libero.

Appuntamento il 23 gennaio con il CINEMA in collaborazione con la Cineteca sarda.

• Cineteca sarda 23 gennaio ore 20.00- INGRESSO LIBERO

VAN GOGH di Alain Resnais, Francia1948

GAUGUIN di Alain Resnais, Francia 1950

PICASSO di Luciano Emmer, Italia 1953

CORVI (da SOGNI) di Akira Kurosawa, Giappone 1990
 

Teatro Massimo 24 -25 gennaio – alla day Occupy w.c.
Progetto artistico di Marcello Simeone

Nel segno di Antonio Ligabue si rinnova al Teatro Massimo l’appuntamento con Occupy w.c., progetto di Marcello Simeone, a cura di Simona Campus, che porta l’arte nei bagni pubblici, facendone luogo ideale per innescare reazioni e suscitare un dialogo tra le persone. Dallo spazio fisico il dialogo si estende allo spazio virtuale della Rete: ogni opera installata dentro le toilette rimanda, attraverso i codici qr, al sito del progetto e ai suoi contenuti, plurali, condivisi, partecipativi.

Occupy w.c. ha già coinvolto i bagni di numerosi aeroporti in Europa e di prestigiosi musei internazionali, rendendo evidente la presa di posizione contro una concezione elitaria e non inclusiva della cultura, contro le regole che governano il sistema e le degenerazioni del mercato dell’arte. Dalle toilette della Biennale di Venezia ha lanciato una discussione approfondita e antiretorica durante la 14. Mostra Internazionale di Architettura.

Al Teatro Massimo, dopo gli interventi in occasione di Øscena Festival, lo scorso autunno, Occupy w.c. torna dunque nei giorni dello spettacolo di Mario Perrotta, Un bès – Antonio Ligabue, presentandosi rinnovato e arricchito di un’opera del tutto inedita, appositamente concepita da Marcello Simeone quale omaggio al pittore di Gualtieri e alle riflessioni che la sua personalità artistica ci consegna. Perché Ligabue e i suoi autoritratti costringono a guardare oltre le convenzioni, oltre la normalità apparente. Perché non riguarda soltanto gli emarginati quel bisogno ossessivo d’amore, di una carezza, di un bacio, foss’anche un bacio soltanto. Perché Ligabue, come davanti ad uno specchio impietoso, suggerisce Simeone, siamo tutti noi.

Foto di Luigi Burroni

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