
Dal 4 al 10 ottobre 2012, ritorna Festival Internazionale Tuttestorie di Letteratura per Ragazzi, giunto quest'anno alla VII edizione.
il tema di quest'anno: “L’INCOMPRENSIBILE. Racconti, visioni e libri per tonti magnifici”
La manifestazione si svolgerà principalmente a Cagliari nell'area dell’ExMà e della Mediateca del Mediterrano, coinvolgendo quest'anno le biblioteche di altri 12 comuni: Carbonia, Gonnesa, Isili, Mara, Mogoro, Norbello, Oliena, Quartu Sant’Elena, Sarule, Sedilo, San Vito e Posada.
Per visualizzare i programmi completi di ogni comune potete visitare il sito www.tuttestorie.it
Il tema
PASTA MADRE di Bruno Tognolini
Per buffo paradosso la parola “incomprensibile” è comprensibile immediatamente a tutti.
Tutti gli adulti hanno sperimentato quelle crisi di ebetudine stuporosa che colgono all’improvviso davanti a un testo, una situazione affettiva, un enunciato finanziario, un tragitto ben noto e ora confuso, e altri banali e profondi misteri. L’Incomprensibile è uno dei solidi pilastri della natura e della cultura dell’uomo, articolato nelle varianti del potere, del dolore, dell’orrore, del piacere, del crescere meraviglioso, e chissà quante altre.
L’Incomprensibile nel potere
I poteri di ogni natura e secolo hanno usato l’incomprensibile come arma e corazza, per preservare se stessi e prevalere sugli altri. Dall’uso del latinorum dei prelati di un tempo e degli azzeccagarbugli di sempre, con le lingue misteriche delle antiche liturgie e le clausole minuscole dei nostri contratti; passando per il “graecum est, non legitur” dei medici, che al paziente che lamenta un mal di gola diagnosticano la “faringite”, che è nient’altro che mal di gola in greco; e via attraverso lingue, dialetti, gerghi, branditi per escludere l’estraneo, e per mille altri esempi simili fino all’attuale giaculatoria di bund, spread, default, pil, mib, il nuovo latinorum salmodiato da nuovi chierici per gli stessi scopi.
L’Incomprensibile nel dolore
Dice un personaggio di Bufalino: “Ho corso a capofitto attraverso la vita senza capirci niente”. Dolore è incomprensione di sé medesimi, quando l’autonarrazione si frantuma e nessuna cosa del proprio mondo pare più collegarsi a nessun’altra. È incomprensione di chi ci sta accanto: “sono incompreso”, dice l’adolescente; “non lo capisco più”, dice sua madre. È incomprensione degli stranieri, dei loro gesti, dei loro gusti, è il disagio doloroso che ne segue, che non sappiamo governare e bruciamo in rabbia e rifiuto. È incomprensione di certi bambini che a scuola appaiono distratti, iperattivi, e che sotto la pena degli esclusi celano talvolta intelligenze divergenti, destini da “geni incompresi”. E infine ecco l’Incomprensibile estremo, che dal dolore trascorre nell’orrore: l’inumano, l’abominio, qualcosa di tanto lontano da noi che possiamo solo chiudere gli occhi per non vederlo. E collocarlo nello spazio stellare degli alieni, negli abissi d’acciaio dei robot, mentre spesso è vicino a noi.
L’Incomprensibile nel piacere
Ma l’Incomprensibile, per gran fortuna nostra, si incarna anche nelle forme del piacere. Quando in una poesia, in un quadro, in una musica scorgiamo l’ombra del senso che sfugge, quella codina che è sempre sul bordo del campo visivo, che anche voltandoci di colpo non si riesce a prendere. Ma il fallimento, misteriosamente, questa volta non ci sgomenta, al contrario ci arricchisce, ci attrae. È “il vero” dei libri di cui parla Peter Handke (“Nei colori del giorno”), cioè “la conoscenza che precede”, che si può “cogliere solo nei passaggi delle frasi come qualcosa di mite”. E Haruki in “1Q84” conferma: “Non nutro alcun interesse per le opere di cui mi sembra di capire tutto”. Questa forma di piacere dell’Incomprensibile trae fondamento dal rimanere tale, sempre almeno residualmente incompresa. Un’altra forma simmetrica lo trae dal suo contrario: generano piacere i libri gialli, le trame narrative intrecciate, di lenta e dosata risoluzione, gli enigmi, gli indovinelli, i codici “Da Vinci”, tutto ciò che viene ad arte complicato per essere poi esplicato: l’Incomprensibile che è comprensibile dilazionato.I Tonti Magnifici
Appartiene a questa categoria del piacere una forma di Incomprensibile vitale, essenziale per l’uomo. È un Incomprensibile “amico” di cui gli adulti, per forza di natura, si scordano. Ma basta pensarci: come deve sembrare incomprensibile il mondo a un bambino di un anno, di due, di quattro? L’intero universo è lì, adulto, immane; non si capisce niente, ma lui non fa una piega: la natura l’ha dotato di manine che vogliono prendere, e le cose, come direbbero i sardi, “vogliono prese”; la sua mente dai processori potentissimi è fatta per questo; la sua animula vagula blandula, animetta smarrita e soave, vede in quell’immenso grumo Incomprensibile non la minacciosa natura, ma la favolosa avventura. Si rimbocca le maniche e va.
Eccolo, il Tonto Magnifico, nelle cui mani è il nostro futuro. Soprattutto nelle mani di coloro che avranno in sorte di preservare almeno un po’ di Tontaggine Magnifica, di curiosità gaudiosa dell’Incomprensibile, anche da adulti. L’idiota, l’agnello, lo scemo di Dio; Pinocchio citrullo che corre a caso, palla persa; Donal Duck eternamente inadeguato a Micky Mouse; Forrest Gump, che ha preso la staffetta da Pinocchio; il Chaunsey Gardener di Peter Sellers in “Oltre il giardino”; il Signor Veneranda, Gurdulù; gli esempi di Idioti Magnifici delle narrazioni sono quasi infiniti. Il buffo sapiente Tonino Catalano, antico amico del Festival Tuttestorie, ne ha fatto addirittura un’Accademia, chiamandola “dei Meravigliati”.
Il Festival Tuttestorie dell’Incomprensibile
Per queste strade camminerà il nuovo Festival Tuttestorie, dall’Incomprensibile del potere, per quello del dolore fino a quello del piacere, con passo lieve e spavaldo da Tonti Magnifici, invitando il suo pubblico a lasciar fuori dall’Exmà la sterile bigia boria degli Intelligenti.
Da lì saranno libri misteriosi, che gli autori cercheranno, invano o non del tutto, di spiegare. Oppure libri chiari ed evidenti, che si dovrà allora usare come mappe per svelarne l’Incomprensibile nascosto. Saranno figure che sembrano una cosa ma sono un’altra, e illustratori che le trasformano in un’altra ancora. Saranno giochi di ribaltamento, dove i bambini brandiscono l’Incomprensibile come arma di rivalsa sugli adulti, che per esempio sono tonti digitali. Saranno rebus e puzzle, oracoli oscuri, enigmi celebri della storia e privati degli spettatori, risolti o proclamati eterni misteri. E un Re dei Tonti, gran Superesperto di Niente, governerà elargendo premi e redenzioni.





